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CRISI INFINITA ALITALIA: ANDREA GIURICIN (IBL) LA SPIEGA BENE – CORRIERE DEL VOLO
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CRISI INFINITA ALITALIA: ANDREA GIURICIN (IBL) LA SPIEGA BENE

La Fondazione Istituto Bruno Leoni (IBL) – nata nel 2003 per promuovere le “idee per il libero mercato” e dare un contributo alla cultura politica italiana, affinché siano meglio compresi il ruolo della libertà e dell’iniziativa privata, in un modello dii think tank anglosassone (centro di ricerca non profit, indipendente dai partiti politici, con lo scopo di offrire un contributo al dibattito pubblico) – parla di Alitalia in un focus di Andrea Giuricin, professore di management dei trasporti all’Università Milano Bicocca e consulente per diverse compagnie aeree, fellow dell’IBL. Del saggio, dal titolo “Alitalia dopo il bando” (il PDF qui), riportiamo alcuni passi:

“È una sorpresa che i Commissari di Alitalia abbiano pubblicato il Bando per la raccolta di manifestazioni di interesse, con scadenza il 5 giugno. Non ci sarà molto tempo per le offerte. Ai Commissari è chiaro che la situazione non è facilmente recuperabile. Per tale ragione il bando è stato scritto in maniera tale da consentire potenzialmente un’ampia partecipazione e non chiudere a priori nessuna opzione, e aggiunge: “I poteri di Luigi Gubitosi, Stefano Paleari e Enrico Laghi (nella foto qui sotto) sono significativi. Proveranno in qualunque modo a garantire la continuità aziendale da un punto di vista operativo, ma nel contempo intendono produrre una discontinuità nei contratti verso i fornitori e probabilmente con i dipendenti”.

Con la rinegoziazione dei contratti da parte dei Commissari, si potranno avere dei risparmi , tuttavia, i vantaggi competitivi saranno molto limitati nel tempo. Spiega Giuricin che negli ultimi anni gran parte dei vettori stavano pagando il carburante a prezzi più elevati rispetto a quelli attuali (per “coprirsi” da un eventuale aumento dei prezzi). Per esempio, dal bilancio della low cost Ryanair, si evince che fino al 31 marzo del 2017 la compagnia pagava il carburante a circa 79 dollari, vale a dire ad un prezzo ben superiore a quello di Alitalia. “L’idea del Commissario Gubitosi è quella di espandere il network e incrementare la produttività della flotta e del personale. Non sarà però facile competere con le low cost sul mercato europeo ed italiano, specialmente con Ryanair, l’impresa migliore nel controllare i costi”.

I Commissari stanno lavorando anche sull’integrazione treno-aereo (rotte quali Firenze-Roma o Bologna-Roma), ma anche questo richiede tempo.

E poi, chi potrebbe acquistare Alitalia?, si interroga Giuricin. “La prospettiva stand-alone di fatto è molto complicata nel panorama aereo internazionale attuale, mentre l’arrivo di capitali extra-UE continua ad avere lo stesso problema di Etihad (limite del 49% imposto dalla Commissione Europea). Non sarà facile superare tale limite, non tanto per la volontà già espressa in passato dalla stessa Commissione Europea, che è d’accordo per la sua abolizione, ma a causa del veto esercitato da quei Paesi che hanno ancora una forte compagnia di bandiera: la Francia, con Air France-KLM, e la Germania, con Lufthansa. Alitalia ha un debito superiore ai 3 miliardi e degli asset di poco valore (aerei in gran parte in leasing e slot che non hanno valore economico, tranne su Londra) e la situazione è molto critica. Per essere rilanciata, avrebbe bisogno di 2-3 miliardi di euro di aumento di capitale, necessari a poter cambiare la flotta e diventare competitiva nell’arco di tre anni”.

Se in Italia il numero di passeggeri è quasi triplicato dopo la liberalizzazione, passando da 53 a 134 milioni di passeggeri annui, l’Alitalia ha perso quote di mercato in maniera continua. Nel 2015, la quota di mercato Alitalia era già inferiore al 20 per cento, ben dietro a Ryanair che era intanto divenuta leader del mercato e, aggiunge il ricercatore, nel 2016, la situazione è ulteriormente peggiorata. Cononostante, nel mercato domestico l’Alitalia continua a mantenere ancora una dominanza, sebbene in perdita.

Si domanda Giuricin: l’Alitalia è sostituibile? “Alitalia nell’estate 2017 è stata il primo vettore solamente su tre scali: Roma Fiumicino, Milano Linate e Cagliari. Se per l’aeroporto di Milano Linate Alitalia sarebbe facilmente sostituibile da altre compagnie che vorrebbero entrare, ma che non hanno ora la possibilità di avere degli slot per via del blocco legale imposto dal Decreto Bersani1, problemi maggiori potrebbero derivare dallo scalo di Roma Fiumicino”, che è gestito da operatori privati che da almeno due anni stanno cercando soluzioni alternative ad Alitalia, “dal momento che la compagnia non è affidabile per un gestore aeroportuale. Non sarebbe dunque saggio considerare la sorte dell’Aeroporto come legata a doppio taglio con quella di Alitalia”.

Perché “l’EBIT di Alitalia dovrebbe essere negativo per circa 530 milioni di euro, un risultato molto preoccupante. Per tale ragione, le perdite annuali dovrebbero essere superiori a 600 milioni di euro, quasi 2 milioni al giorno. Analizzando l’EBIT margin rispetto al fatturato, il dato del 2016 è il peggiore del trasporto aereo”. E in effetti, “un margine negativo del 18 per cento, non solo è preoccupante, ma molto difficilmente recuperabile”.

Così, ecco alcune soluzioni ipotizzate da Giuricin. Si dovrebbe: affrontare la situazione con Aeroporti di Roma; ridurre i costi relativi al personale di terra, poiché la tecnologia (check-in online) vede un sempre minore utilizzo di queste figure; aumentare il “load factor”, non avendo paura di competere con le tariffe di Easyjet o Vueling, anche aumentando la produttività della flotta e del personale; avere una forte ricapitalizzazione, per evitare che l’Alitalia non abbia poi più cassa; valutare il costo e il beneficio di uscire dalla joint venture con Delta e AirFrance per sviluppare un proprio network più forte verso il Nord-America.  (CORRIERE DEL VOLO)

L’Istituto Bruno Leoni (IBL), intitolato al grande giurista e filosofo torinese, nasce con l’ambizione di stimolare il dibattito pubblico, in Italia, promuovendo in modo puntuale e rigoroso un punto di vista autenticamente liberale. L’IBL intende studiare, promuovere e diffondere gli ideali del mercato, dellaproprietà privata, e della libertà di scambio. Attraverso la pubblicazione di libri (sia di taglio accademico, sia divulgativi), l’organizzazione di convegni, la diffusione di articoli sulla stampa nazionale e internazionale, l’elaborazione di brevi studi e briefing papers, l’IBL mira ad orientare il processo decisionale, ad informare al meglio la pubblica opinione, a crescere una nuova generazione di intellettuali e studiosi sensibili alle ragioni della libertà, orientando l’azione ad un fine politico supremo: la libertà individuale.

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