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FLYING ON

IL “GIDRO DI ITALIA” IN IDROVOLANTE SBARCA NOVE VOLTE

15 settembre 2025 – È partito il 5 settembre con la prima tappa a Venezia il “GiDro d’Italia in idrovolante 2025”, per poi toccare Marone sul lago d’Iseo, Pavia, l’isola d’Elba, il lago di Bracciano, Napoli, Sibari, Taranto e Gallipoli: circa 1.276 miglia in diciotto giorni e nove tappe per rinnovare i fasti del mondo del volo anfibio come voluto da Orazio Frigino, presidente dell’associazione Aviazione Marittima Italiana, e con la benedizione di Giovanni Malagò, presidente del Coni. Vi partecipano alcuni tra i migliori piloti idro: dall’Italia Graziano MazzolariAngelo BonardiEnrico LonardiLudovico VezzaniMauro SpreaficoRoberto PascaleSalvatore BiddauRiccardo Brigliadori, Sergio ScaramuzziDamazio Fasano; dalla Svizzera Mad e Pascal BeletGiustino Scalfo; da Belgrado il presidente della società Aero East Europe Serbia Milorad Matic; dall’Austria Wolfgang Loscher.

Incontriamo sei idrovolanti nella tappa laziale presso l’Aeroporto Militare Luigi Bourlot, che ha in sé l’Idroscalo di Vigna di Valle nonché il MUSAM, Museo storico dell’Aeronautica Militare, dove è anche previsto un elemento commemorativo: la deposizione di una corona, presso la Stele Tromso, dedicata alle vittime del Dirigibile Italia al Polo Nord, seguita da una serie di interventi di autorità militari e civili e dalla visita ai padiglioni del MUSAM.

Il vicepresidente dell’AMI e presidente della Scuola Italiana Volo Graziano Mazzolari sottolinea l’importanza della tappa napoletana: “È importante essere a Napoli perché questa edizione del GiDro coincide con il centenario della trasvolata di Francesco De Pinedo, nativo di Napoli, che con un idrovolante fatto di legno e tela, partendo da da Sesto Calende sul Lago Maggiore, luogo di costruzione di idrovolanti, arrivò fino in Australia e in Giappone”. In effetti, quest’anno vede lo svolgimento di vari eventi legati a quella trasvolata di ben 80 tappe, tra le quali Melbourne e Tokyo, la cui partenza avvenne il 20 aprile 1925, per una crociera Italia-Australia-Giappone-Italia compiuta dall’idrovolante “Gennariello”, un SIAI S.16ter pilotato da De Pinedo e dal motorista Ernesto Campanelli. La spedizione incontrò forti difficoltà e, a causa di un incendio e dell’affondamento dell’aereo il 6 aprile 1925, fu sostituito da un Savoia Marchetti S.55, che proseguì il viaggio di ritorno. Quell’avventura è stata commemorata anche con un evento a Melbourne, Point Cook, presso il Royal Australian Air Force Museum, lo scorso 5 settembre, in occasione del quale Nicola Carè, deputato Pd eletto all’estero e residente in Australia, ha dichiarato: “Stiamo celebrando una storia che non appartiene solo al passato, perché invita a guardare al futuro con fiducia, trattandosi di un volo caratterizzato non solo dall’audacia tecnica, ma dall’idea che nessuna distanza è troppo grande quando si vola con lo spirito della cooperazione e dell’amicizia”.

(Graziano Mazzolari, presidente della Scuola Italiana Volo e costruttore di idrovolanti)

Aggiunge il pilota Angelo Bonardi, al suo ammaraggio sul lungolago di Bracciano: “Una tappa significativa è stata anche quella di Pavia, la cui idrosuperficie era impiegata precedentemente per lo smistamento di merci e pacchi tra Venezia e la vicina area milanese”. Per lo scalo nel Pavese, infatti, i piloti anfibi hanno fatto riferimento all’Aviosuperficie Nando Groppo di Mezzana Bigli e all’idroscalo di Pavia Lungo-Ticino Sforza, quest’ultimo già ecomostro in quanto abbandonato negli anni Ottanta: dal 1926, anno della sua costruzione e dalla sua inaugurazione alla presenza di Benito Mussolini, aveva ospitato hangar e scivoli per gli idrovolanti, servendo come punto di rifornimento e di smistamento per la S.I.S.A (Società Italiana Servizi Aerei), poi cessando le proprie attività nel 1942 con l’assorbimento della S.I.S.A. da parte della Società Aerea Mediterranea (S.A.M.) e la successiva dismissione del luogo dopo la guerra. Dopo tanto degrado e tanti progetti di riqualificazione non andati in porto, l’obiettivo resta quello di far rinascere l’area. 

(Angelo Bonardi, pilota)

Si sofferma sull’importanza dell’aeroporto di Vigna di Valle, invece, il presidente di AMI Orazio Frigino che ricorda come l’idrovolante sia nato “quando la Marina fece degli esperimenti con dei caccia trascinati da galleggianti. L’attrattiva erano i grandi spazi d’acqua e la possibilità di conquistare così un’infrastruttura naturale, presente ovunque, dove si potesse atterrare”Diversi esperimenti con alianti che sfruttavano l’acqua – a partire da quelli di William Kress (1901), di Gabriel Voisin (1905), che volò sulla Senna per 600 metri e sino ad un’altezza di 15, 20 metri con un idrovolante privo di motore, e di Henri Fabre (1910), che ideò il monomotore “Le Canard” con il quale Louis Paulhan effettuò il primo volo anfibio dal mare – furono l’inizio dell’era dell’acqua. Leonardo da Vinci aveva già evidenziato come le “macchine volanti” sarebbero state più sicure se fossero decollate in ambiente acquatico.

(Orazio Frigina, presidente di Aviazione Marittima Italiana)

Al volo anfibio, che consentire ammaraggi praticamente ovunque purché in uno spazio liquido (se si pensa che il pianeta è costituito da circa 1.4 miliardi di chilometri cubi d’acqua, di cui il 97 per cento acqua salata negli oceani e il 3 per cento acqua dolce), si guarda con grande ammirazione ma distanza: infatti, non tutti sono pronti per esso nel civile e nel diporto e sportivo, soprattutto confrontati agli amatori e professionisti del volo “di terra”. Per questo si apprezza questo Giro di Italia, meglio detto GiDro, in grado di avvicinare al mondo avionico acquatico e, altresì, di far conoscere le potenzialità (ed attualità) dello stesso, considerato che non è noto che ogni anfibio può atterrare non solo sull’acqua, bensì anche su pista terrestre, e ciò lascia spazio ad innumerevoli funzioni che è in grado di svolgere. Infatti, solo l’idrovolante “puro” ha galleggianti ma non ruote; per atterrare su pista è necessario dotarsi anche di un carrello di atterraggio convenzionale, ed in tal caso ci si riferisce alla modalità “anfibio”. Questo non è poi così risaputo.

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